top of page

Il teorema di Pitagora e le capriole per le piscine pertinenziali

  • Guglielmo Saporito
  • 30 dic 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 14 mar 2025

di Guglielmo Saporito



Piscina vista dall'alto, all'interno di un giardino privato

Regime edilizio semplificato per le piscine, ma solo se complementari a residenze: applicando questo criterio, i giudici di Palermo (Consiglio di giustizia amministrativa, 26 novembre, n. 926) hanno ritenuto ornamentale ed accessoria una piscina di metri 6 per 10, fornendo un vademecum utile per tutte le zone prive di vincoli. La norma statale (art. 6-bis, d.P.R.380/2001) prevede per le pertinenze un regime semplificato (CILA) ma solo se accessorie alla residenza.


Ora si chiariscono i limiti di tale accessorietà: il primo elemento è la collocazione, perché vi deve essere un unico ingresso sia per la piscina che per il manufatto principale. Si passa poi alle dimensioni, superando le descrizioni generiche (“piccole, modeste, non rilevanti, contenute”), indicando specifici criteri quantitativi. Così si supera il calcolo in metri quadrati (dello specchio acqueo), preferendo il calcolo lineare, mettendosi nei panni (nel costume) di chi fruisce della piscina. Va, quindi, calcolata la “lunghezza del massimo segmento di retta percorribile da un nuotatore”, con un criterio applicabile anche alle piscine di forme irregolari. La piscina in tal modo rimane “pertinenza”, se è inidonea al nuoto agonistico, a quello pre-agonistico ed anche a quello solo amatoriale di un certo livello. Se, quindi, consente di nuotare solo poco (o male), la vasca, per le sue ridotte dimensioni (meno di 12 metri), resta solo un ornamento, un accessorio della casa della quale migliora la qualità.


Infatti, osservano i giudici, in 12 metri la spinta di partenza e la capriola di fine vasca assorbirebbero qualsiasi uso agonistico, degradando la piscina ad accessorio dell’abitazione. Ma non è tutto, perché il dato lineare andrà calcolato non già sul lato maggiore, bensì sulla diagonale o sul diametro massimo tracciabile sulla superficie liquida. In caso di piscina rettangolare, precisano i giudici, la diagonale sarà calcolata con il teorema di Pitagora (la somma delle superfici dei quadrati disegnati sui cateti è pari a quella del quadrato disegnato sull’ipotenusa), ritenendo piscine di “ridotte dimensioni” quelle di qualsiasi forma geometrica contenuta in un segmento inferiore a m. 12, anche se i contorni sono irregolari. Risolto il problema della lunghezza e della superfice, anche la profondità avrà il suo peso, perché se ridotta (mt. 1,60 nel caso esaminato) evita quegli usi subacquei e sportivi che renderebbero necessario un permesso di costruire.  Un vademecum così dettagliato sembra in contrasto con la fantasia dei progettisti e con la difficoltà di distinguere tra relax e problemi di carico urbanistico, ma sarà utile a tecnici pubblici e professionisti. In ogni caso, con dettagli tanto precisi, si potrà evitare l’attuale ricorso a sotterfugi, che tentano vanamente di far passare le piscine per modifiche di abbeveratoi, vasche di accumulo, allevanti ittici e generici usi irrigui.


Quindi, piscine realizzabili con pratiche edilizie agevolate, ma solo per chi non sa o non vuole nuotare bene: chi invece vuole allenarsi, con capriole in vasche adeguate, può progettare vasche superiori a 12 metri, ma deve chiedere un permesso di costruire.

 
 
 

Commenti


bottom of page